divagazioni

Coraggio

Cinismo.
Aridità.
Rabbia.
Recriminazioni.
Cattiveria.
Invidia.
… Rivelano solo la triste situazione di chi ci annega al suo interno.
… Ci sarebbe un’opportunità per uscirne fuori.
… Un’altra strada, la più difficile ma non per questo impossibile.
… La strada di chi ama, soffre, suda, lavora, corre, cade e si rialza e ogni giorno cerca di apprendere dalla vita. C’è chi poi si fa autocritica e trova una strada migliore. C’è chi invece pensa a come migliorare la qualità della propria vita.

… Ma ci vuole coraggio!

noir

Fango e sangue

Fuori piove.
Odio la pioggia, non so perchè ma la odio.
La pioggia trasforma tutto in fango e le strade sono un fiume di fango e di traffico. Anche la campagna è un unico grande stagno di fango.
Sono seduto sul pavimento di questo lurido appartamento al quarto piano di un palazzo che sta a malapena in piedi. Forse un tempo questo posto era qualcosa di elegante e di apprezzabile e magari era anche il miglior palazzo di tutta la città. A pochi metri c’è un falò spento. Chissà, forse questo luogo era il rifugio di qualche barbone in cerca di riparo. La pioggia scende inesorabile da più di due giorni, la città sta soffocando e anche io provo un senso di soffocamento; qualcosa mi stringe la gola e guardo fuori dalla finestra. Ripenso a quello che ho fatto poche ore fa.

….

Avevo un appuntamento con un certo Flavio, quello era l unico nome con il quale si era presentato, ammesso che fosse il suo vero nome. Voleva offrirmi un lavoro…Chiamalo lavoro. Ci incontrammo all’aperto, in un vicolo dietro alle cucine di un grande ristorante in centro città. Dal vicolo solo lo squittio dei ratti e quell’incessante pioggia che batteva sui cassonetti dell’immondizia. Flavio si presentò vestito con un lungo impermeabile e un cappello a falda larga. Esitò qualche istante poi estrasse dalla tasca un foglio di carta sul quale era segnato l’indirizzo di una persona. La sua voce fu perentoria:
“E’ un lavoro semplice. Vai a questo indirizzo e ti fai dare i soldi che questo pezzo di merda mi deve. Se non dovesse darteli, tu sai cosa devi fare”.
“Si”. Risposi.
Accendendosi una sigaretta, Flavio disse:
“Bravo! Se tutto andrà come deve andare, avrai un premio. Intanto eccoti un anticipo”.
Dalla tasca interna, Flavio estrasse due bigliettoni da 100 euro. Il saldo a lavoro compiuto.
Presi i soldi e li infilai nella tasca dei pantaloni e corsi via da quel puzzolente vicolo. Le mie scarpe schiacciavano il fango del vicolo spruzzandolo e sporcandosi.
“Maledetto fango” pensai irritato.

….

Potrei dire che accettai quel lavoro perchè ero disoccupato e sono ancora disoccupato. Perchè non avevo la prospettiva di altri lavori. Non avevo nulla che mi potesse gratificare e avevo mille scuse per giustificare la mia decisione ma, niente può giustificare quanto accadde dopo.

….

Arrivai all’indirizzo indicato sul foglio di carta, dal tizio che doveva dei soldi a Flavio. Una vecchia casa, costruita negli anni ’40. Non c’erano segni di ristrutturazione e la pioggia cadeva a terra con violenza dalla grondaia mezza bucata dall’usura del tempo e scivolava nelle crepe delle pareti esterne. Il tizio abitava al piano terra. Guardai all’interno della finestra che dava sulla strada. Spiai attraverso le tendine l’ombra che si muoveva all’interno. Un televisore acceso.
Bussai alla porta, con estrema educazione, non volevo esagerare. Il tipo si alzò dalla poltrona e venne ad aprire. L’espressione in volto cambiò immediatamente. La paura disegnò il suo volto emaciato. Intuì subito il motivo della mia visita e anche se non mi aveva mai visto o conosciuto, capì. Cercò di chiudere la porta, ma con una spallata la aprii violentemente facendo cadere l uomo sul pavimento. Il tizio era basso di statura, piuttosto magro e pieno di paura ma questo non mi impedì di perdermi d’animo e mi avvicinai a lui urlando per spaventarlo.
“Flavio vuole i suoi soldi!”
“Gli ridarò tutto” rispose con voce tremante mentre si rialzava da terra.
“Ho bsogno di tempo”. Supplicò. “Gli ridarò tutto, lo giuro”.
“Mi dispiace ma il tempo è scaduto e ho degli ordini da eseguire”. E il mio pugno si stampò sulla guancia.
“Alzati! La lezione non è ancora finita” urlai agitando il pugno e in quel momento mi sentivo invulnerabile, potente, carico di adrenalina. Sferrai un secondo pugno questa volta molto più energico del primo che finì per far ricadere a terra l uomo che sbattè la testa sul pavimento. Mi avvicinai a lui, incredulo. Gl alzai la testa con le mani ma gli occhi di quel tizio caddero all’indietro, persi e senza vita. Il liquido denso e caldo scivolò sulle mie mani. Sconvolto, lascia andare di colpo la testa. Corsi fuori dalla casa sotto la pioggia con il fango che oramai arrivava alle caviglia.
Non volevo che succedesse questo. Non pensavo proprio che potesse accadere. Non credevo! Non pensavo! L’acqua e il fango sporcarono il mio vestito, il viso. Le mani erano sporche di sangue che colava a terra. Caddi rovinosamente in una pozzanghera. Il fango! Il fango no! Urlai ma non sentivo la mia voce, l’acqua mi penetrava nella gola. Correvo lungo le vie del quartiere e le finestre delle case mi sembravano giudici imparziali pronti a giudicarmi. Avevo ucciso quell uomo e non doveva andare cosi.

….

Ora sono qui, in questo fatiscente palazzo. Il fango fuori mi sta cercando ed io cerco di non udire la sua voce ma il fango è insistente e lentamente sale fino ad arrivare alle porte del palazzo. Sale lungo le scale rovinate, passa attraverso i muri, dalle finestre infrante. Il fango mi sta cercando, vuole giudicarmi, mi sta chiamando: “Assassino!”
Oramai il fango è arrivato a prendermi e io non ho altra via di uscita tranne che saltare dalla finestra. Mi resta solo quel salto nel vuoto. Un salto dal quarto piano. Il vetro mi taglia i vestiti, la carne. Volo, mentre il viso si bagan delel gocce di pioggia miste alle lacrime e al sangue. Cado verso il basso e i pezzi di vetro mi seguono. Pioggia, sangue e vetri. Io sul marciapiede e il fango con il mio sangue che scorre insieme all’acqua. Ho dolori ovunque, ho il fango nelle vene e pezzi di vetro conficcati. La pioggia sembra benedirmi e mi sento consolato, leggero. A stento guardo la mia mano, cerco di alzare un braccio ma non ci riesco. Allora provo a muovere le gambe, ma non ci riesco. Non sento più le gambe. Vedo delle ombre avvicinarsi. Forse è giunto il momento di sprofondare all’inferno. Sono venuti a prendermi. Non riesco più a vedere, sento solo il gelo del fango sulla schiena. Maledetto fango. Maledetta pioggia. Maledetto il giorno che ho scelto di fare questo lavoro.
Una sirena, luci blu lampeggianti… e fango…

fantasy

Il regno di Asum

Non c’era più tempo. Dovevano scappare. Arla avrebbe partorito di lì a poco e l’ abominio nel suo ventre non avrebbe dovuto esalare neanche un respiro. Grant aveva preparato tutto nei minimi particolari da mesi ; nulla sarebbe andato storto, non potevano permetterselo. Arla doveva tornare assolutamente al tempio con Fanaroh. La notte era gelida. Il destino di Arla era segnato sin dalla nascita. Primogenita della dinastia degli Asumei, la ragazza sarebbe stata consacrata al tempio della Luna non appena il marchio sarebbe apparso sul suo viso. Una mezzaluna blu tatuata sull occhio destro.  Arla, al contrario di altre bambine che bramavano per entrare al tempio della Luna, pregava affinché quel momento sarebbe arrivato più tardi possibile. Quel posto, diceva che sprigionava un odore di morte e di desolazione. Leggende narravano che nel tempio accadessero fatti misteriosi come sparizioni, magia proibita, sacrifici, torture. Quando il vento delle terre dell’ Ovest, attraversava le montagne giungendo nella valle, portava con se le urla del dolore e dello strazio. Il tempo della Luna era stato maledetto dagli antichi Druidi della vecchia religione perchè una forza oscura e misteriosa fuevocata durante una celebrazione e da quel giorno solo un’essere puro poteva metterci piede.  Arla si stava opponendo con tutte le sue forze ma Fanaroh aveva un compito da portare a termine: condurre Arla al tempio della Luna dalle sacerdotesse Nere prima che il sole sorgesse. Il nascituro che aveva nel grembo poteva cambiare le sorti del mondo.
(prima parte)